Ancora una volta ci troviamo a condannare un vile attentato in
Tunisia dove sono rimasti vittime 38 ospiti stranieri venuti in
Tunisia, anche per solidarietà, a trascorrere qualche giorno di
vacanza in questo bel paese fino a poco tempo fa tranquillo,
affascinante e ospitale. Tantissimi turisti sono venuti, malgrado
l’attentato del museo del Bardo di appena 3 mesi fa.
Ancora una volta, un attentato perpetrato da fondamentalisti islamici
salafiti jihadisti, fazioni minoritarie violente che vedono nello
Jihad (lotta armata) l’unico modo per espandere il “loro” Islam
e nel martirio un lasciapassare per il paradiso. Dico il “loro”
Islam perché questi individui considerano apostati tutti i musulmani
che non la pensano come loro.
Quando ho parlato di ospiti stranieri all’inizio è perché volevo
precisare che nell’Islam “mio” e quello della maggiore parte
dei musulmani ( contrariamente al “loro” Islam) : “chi uccide
un ospite non sentirà mai il profumo del paradiso, un profumo che si
sente a quarant’anni di cammino” (parole del profeta).
Certo che questo Islam estremista di origine “wahabita” è un
intruso nel nostro paese dove c’è sempre stato e domina ancora il
rito malakita basato sulla pace e la fraternità, una concezione
dell’islam che ha permesso di discutere già due secoli fa dei
diritti della donna, tutt’oggi tabù in gran parte dei paesi
musulmani. Un islam dove si è espanso il pensiero filosofico mistico
sufista. Solo alla fine del ventesimo e all’inizio del ventunesimo
secolo si sono visti i primi seguaci di questi riti violenti nei
nostri paesi.
Il wahabismo (pensiero precursore del salafismo e il jihadismo) nasce
nella seconda metà del settecento in Arabia per opera di Mohamed Ibn
Abdel Wahab (1703-1792) un teologo rigorista, che se la prese con le
sette, con il misticismo sufista e con il sciismo. Era un radicale
violento che condannò il culto dei santi, distrusse i mausolei e le
tombe, combatte tutta innovazione considerandola opera di satana.
Fece l’apologia della guerra santa. Le sue teorie trovarono ascolto
nelle tribù dei Ibn Saud del centro dell’Arabia e con i quali
conquistò Riadh, la Medina e tutto il Najd. Le guerre espansive e le
aggressioni wahabite contro gli altri musulmani della zona sono
durati fino al 1818 e furono fermati grazie all’intervento ottomano
e il loro capo Abdullah Ibn Saud fu catturato e decapitato nel
dicembre dello stesso anno.
Per caso, in questi ultimi giorni, leggevo uno
scritto socio-storico di Abi Dhiaf (padre della prima costituzione
tunisina del 1861) pubblicato in Tunisia a metà dell’ottocento,
che citava e riportava integralmente una lettera- risposta di un
teologo tunisino della fine del settecento ad una missiva mandata al
re di Tunisi dai Wahabiti d’Arabia che lo intimavano, già da quel
tempo, a seguire il loro “unico e giusto” rito dell’Islam. In
questa lunga e dettagliata lettera questo teologo smontava e
ridicolizzava tutti i concetti e le interpretazioni degli wahabiti
dell’Islam, citando come prove in sostegno versetti del Corano e
parole del profeta (Hadith). La risposta del re per via dei suoi
teologi è stata chiara e il wahabismo non è mai arrivato nelle
nostre terre per due secoli.
Perché il Jihadismo Salafita, ripudiato e ignorato per due secoli, è
tornato ad avere seguaci in Tunisia? Le risposte sono certamente più
di una e hanno origini storiche, geopolitiche e non meno economiche.
Guardando la storia degli ultimi cinquanta anni, la Tunisia ha avuto
sempre regimi dittatoriali che, per mantenere il potere, hanno
annientato tutta opposizione politica di cui anche quella islamica, e
hanno cercato anche di ridimensionare la posizione della religione
nell’istruzione pubblica e nella vita socio-culturale
considerandola l’origine dell’opposizione islamica. Tale vuoto di
educazione religiosa dell’Islam “ buono” delle nostre parti è
stato colmato nelle nuove generazioni dalla presenza di canali
satellitari stranieri di propaganda religiosa e di siti internet che
spesso portano un messaggio estremista, integralista e certi volte
anche jihadista violento.
Anche la situazione economica partecipa certamente a fare progredire
questo fenomeno, e la situazione di crisi, l’aumento della povertà
e la disoccupazione giovanile che supera il 50%, fanno di questi
giovani disperati e sfiduciati per il loro futuro delle facili prede
per la delinquenza, lo spaccio e il consumo di droga, ma anche
l’integralismo violento.
Certo è che il successo del processo democratico in Tunisia è una
grande minaccia per tanti regimi dittatoriali del mondo arabo, e
posso immaginare che in molti abbiano interesse che la situazione in
Tunisia non rimanga stabile.
Mai come oggi la Tunisia ha bisogno del sostegno dei suoi amici, dei
difensori della libertà e della democrazia.
Condanniamo con tutte le nostre forze questi attentati e presentiamo
le nostre sincere condoglianze alle famiglie delle vittime.
Presidente dell’Associazione “Le Jasmin” Perugia
BEN HAMIDA EZZEDDINE