martedì 11 agosto 2015

Articolo del"Giornale dell'umbria "del 3 Marzo 2015

Il dibattito

 L’associazione umbra “Le Jasmine” ha organizzato un confronto sul futuro del Paese nel pieno della transizione democratica
La Tunisia tra ostacoli e prospettive
PERUGIA - Successi, ostacoli e
prospettive della transizione democratica in Tunisia dopo la primavera
araba. Su questi importanti temi si è confrontata la comunità tunisina in
un dibattito alla sala Pietro Conti della Cgil di Perugia dall’associazione umbra “Le Jasmin”.
Di tutti gli Stati interessati dal fenomeno della “primavera araba” la Tunisia è
l’unica ad aver completato completato con successo il processo di transizione democratica ponendo fine al regime ventennale di Ben Ali. Oggi la Tunisia è riuscita a darsi una moderna Costituzione e ad eleggere, in elezioni democratiche e competitive, un nuovo Parlamento ed un residente della Repubblica. Tuttavia il processo di transizione non è pienamente concluso e le minacce dalla Libia rischiano di incidere pesantemente sugli equilibri geopolitici della regione. Così come non va sottovalutata la minaccia interna del terrorismo di matrice islamista e il grave contesto economico in cui versa il Paese mette a rischio il futuro del Paese. Su questi temi si sono confrontati Carla Casciari, vice presidente della Regione che ha parlato di Cooperazione italo-tunisina e pro-
cesso democratico in Tunisia; Salvatore Cingari docente all’Università per Stranieri che ha parlato delle primavere arabe come “rivoluzioni passive”; Mario Bravi segretario regionale Cgil che ha approfondito il tema del sindacato e il processo democratico in Tunisia; Sabri Ahmed,laureando in Relazioni internazionali con il Processo democratico in Tunisia dalla rivoluzione ad oggi;Mohamed Riahi imprenditore, che ha affrontato il tema dell’integrazione e sviluppo economico tra l’Italia e la Tunisia e Hedi Khirat vice presidente direttivo regionale Cgil ha concluso approfondendo il ruolo dei movimenti islamici nella transizione democratica in Tunisia.

VA. MA.

Confronto Il ta-
volo dei relatori
all’assemblea
organizzata in
Cgil dall’associa-
zione tunisina Le
Jasmine
-

lunedì 20 luglio 2015

Tunisia: compie 20 anni Accordo associazione con Ue





in questa occasione la nostra associazione spera in un maggior impegno da parte dei singoli stati per aiutare la Tunisia in questo difficile momento di transizione democratica e in particolare l'italia che par la storia comune che ci lega e l'importanza strategica della nuova Tunisia e delle sue aspirazioni, e per accompagnarla in questa fase storica importante.
Nel 2014 inoltre è stato concluso un Accordo di Partenariato privilegiato nell'ambito di un nuovo approccio della Politica di Vicinato che concretizza un nuovo Piano d'azione che prevede, tra l'altro, la conclusione delle negoziazioni su un accordo di libero scambio completo ed approfondito che ha l'obiettivo di rafforzare l'integrazione della Tunisia nel mercato interno dell'Unione europea. 

giovedì 9 luglio 2015




Ancora una volta ci troviamo a condannare un vile attentato in Tunisia dove sono rimasti vittime 38 ospiti stranieri venuti in Tunisia, anche per solidarietà, a trascorrere qualche giorno di vacanza in questo bel paese fino a poco tempo fa tranquillo, affascinante e ospitale. Tantissimi turisti sono venuti, malgrado l’attentato del museo del Bardo di appena 3 mesi fa.
Ancora una volta, un attentato perpetrato da fondamentalisti islamici salafiti jihadisti, fazioni minoritarie violente che vedono nello Jihad (lotta armata) l’unico modo per espandere il “loro” Islam e nel martirio un lasciapassare per il paradiso. Dico il “loro” Islam perché questi individui considerano apostati tutti i musulmani che non la pensano come loro.
Quando ho parlato di ospiti stranieri all’inizio è perché volevo precisare che nell’Islam “mio” e quello della maggiore parte dei musulmani ( contrariamente al “loro” Islam) : “chi uccide un ospite non sentirà mai il profumo del paradiso, un profumo che si sente a quarant’anni di cammino” (parole del profeta).
Certo che questo Islam estremista di origine “wahabita” è un intruso nel nostro paese dove c’è sempre stato e domina ancora il rito malakita basato sulla pace e la fraternità, una concezione dell’islam che ha permesso di discutere già due secoli fa dei diritti della donna, tutt’oggi tabù in gran parte dei paesi musulmani. Un islam dove si è espanso il pensiero filosofico mistico sufista. Solo alla fine del ventesimo e all’inizio del ventunesimo secolo si sono visti i primi seguaci di questi riti violenti nei nostri paesi.
Il wahabismo (pensiero precursore del salafismo e il jihadismo) nasce nella seconda metà del settecento in Arabia per opera di Mohamed Ibn Abdel Wahab (1703-1792) un teologo rigorista, che se la prese con le sette, con il misticismo sufista e con il sciismo. Era un radicale violento che condannò il culto dei santi, distrusse i mausolei e le tombe, combatte tutta innovazione considerandola opera di satana. Fece l’apologia della guerra santa. Le sue teorie trovarono ascolto nelle tribù dei Ibn Saud del centro dell’Arabia e con i quali conquistò Riadh, la Medina e tutto il Najd. Le guerre espansive e le aggressioni wahabite contro gli altri musulmani della zona sono durati fino al 1818 e furono fermati grazie all’intervento ottomano e il loro capo Abdullah Ibn Saud fu catturato e decapitato nel dicembre dello stesso anno.
Per caso,  in questi ultimi giorni, leggevo uno scritto socio-storico di Abi Dhiaf (padre della prima costituzione tunisina del 1861) pubblicato in Tunisia a metà dell’ottocento, che citava e riportava integralmente una lettera- risposta di un teologo tunisino della fine del settecento ad una missiva mandata al re di Tunisi dai Wahabiti d’Arabia che lo intimavano, già da quel tempo, a seguire il loro “unico e giusto” rito dell’Islam. In questa lunga e dettagliata lettera questo teologo smontava e ridicolizzava tutti i concetti e le interpretazioni degli wahabiti dell’Islam, citando come prove in sostegno versetti del Corano e parole del profeta (Hadith). La risposta del re per via dei suoi teologi è stata chiara e il wahabismo non è mai arrivato nelle nostre terre per due secoli.
Perché il Jihadismo Salafita, ripudiato e ignorato per due secoli, è tornato ad avere seguaci in Tunisia? Le risposte sono certamente più di una e hanno origini storiche, geopolitiche e non meno economiche.
Guardando la storia degli ultimi cinquanta anni, la Tunisia ha avuto sempre regimi dittatoriali che, per mantenere il potere, hanno annientato tutta opposizione politica di cui anche quella islamica, e hanno cercato anche di ridimensionare la posizione della religione nell’istruzione pubblica e nella vita socio-culturale considerandola l’origine dell’opposizione islamica. Tale vuoto di educazione religiosa dell’Islam “ buono” delle nostre parti è stato colmato nelle nuove generazioni dalla presenza di canali satellitari stranieri di propaganda religiosa e di siti internet che spesso portano un messaggio estremista, integralista e certi volte anche jihadista violento.
Anche la situazione economica partecipa certamente a fare progredire questo fenomeno, e la situazione di crisi, l’aumento della povertà e la disoccupazione giovanile che supera il 50%, fanno di questi giovani disperati e sfiduciati per il loro futuro delle facili prede per la delinquenza, lo spaccio e il consumo di droga, ma anche l’integralismo violento.
Certo è che il successo del processo democratico in Tunisia è una grande minaccia per tanti regimi dittatoriali del mondo arabo, e posso immaginare che in molti abbiano interesse che la situazione in Tunisia non rimanga stabile.
Mai come oggi la Tunisia ha bisogno del sostegno dei suoi amici, dei difensori della libertà e della democrazia.
Condanniamo con tutte le nostre forze questi attentati e presentiamo le nostre sincere condoglianze alle famiglie delle vittime.


Presidente dell’Associazione “Le Jasmin” Perugia
BEN HAMIDA EZZEDDINE


venerdì 28 dicembre 2012

Relazione introduttiva


Più di un anno fa sono iniziate in Tunisia delle manifestazione che sarebbero state con l'evolversi delle eventi una scintilla che ha dato inizio ad una rivoluzione pacifica culminata con la fuga del 14 gennaio del presidente Ben Ali all' estero .
Questa rivoluzione ha dato speranza a milioni di persone che da li a poco hanno iniziato quello che oggi viene chiamato la primavera araba .
Questo popolo pacifico e riuscito senza spargimento di sangue a fare cadere uno dei regimi più restrittivo sanguinario e corrotto del mondo arabo.
Questa rivoluzione ha ricordato ai tunisini per primi e agli arabi dopo che c' è sempre una speranza e che ci sono uomini e donne pronti a tutto pur di fare valere i principi universale della dignità della uguaglianza e del rispetto dell'essere umano .
Questa situazione ha creato delle attese e voglia di aggregazione e di rappresentatività in tutti tunisini nel proprio paese e all'estero .
Perciò con un gruppo di amici abbiamo deciso di convogliare nell'interesse della comunità tunisina questa voglia creando una associazione che abbiamo chiamato “LE JASMIN” uno dei simboli del nostro paese
Con queste premesse cercheremo di aiutare che ne ha bisogno senza esclusione alcuna e offrire un servizio adeguato ai bisogni dei nostri connazionali e degli stranieri in genere e permettere l'accesso a questi persone al lavoro all'educazione alla salute ai servizi sociale ad avere una esistenza dignitosa nel rispetto delle legge e aiutare una maggiore integrazione .
Siamo convinti che con un dialogo continuo tra le parte permette un maggiore comprensione e coscienza dei bisogno e aiuta la partecipazione degli stranieri alla vita attiva nella società italiana per farne parte a pieno titoli nel rispetto reciproco delle diversità culturale e religiose.
Con questa associazione vogliamo partecipare a questo processo consolidare il rapporto che ci lega con azione mirate ed essere un punto di riferimento nuovo e attuale.
Attenti ai cambiamenti della realtà mondiale e Italiana e consci delle difficoltà che incontreremo siamo anche consapevoli che con l'aiuto dei soci ,delle istituzione e delle persone di buona volontà riusciremo a dare un nostro contributo a una maggiore integrazione e comprensione tra i popoli.

Marzo 2012